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TFA sostegno, pochissimi i posti banditi. In Piemonte 1240 cattedre e 200 posti a bando

Il Governo dice di voler risolvere il problema della mancanza di docenti di sostegno, ma non fa nulla quando si tratta di prendere decisioni radicali: è accaduto anche con il decreto n. 141, con cui ha fornito indicazioni agli atenei per indire a breve i bandi di concorso per l’accesso ai Tfa di specializzazione per l’insegnamento agli alunni disabili. L’amministrazione non ha solo sovrapposto i giorni di somministrazione dei test (19 e 20 aprile prossimi) con quelli di alcuni docenti impegnati nelle prove suppletive del concorso docenti 2016 (salvo poi sospendere tutto, grazie all’immediata richiesta dell’Anief), ma si è anche limitato a innalzare di 4mila posti (un decimo di quelli necessari) il numero di docenti abilitati da specializzare.

Ora, da un’analisi della distribuzione degli stessi posti, si scopre che ci sono alcune regioni dove il numero ufficiale di posti indicati dal Miur agli atenei per essere messi a bando, è fortemente ridotto rispetto a quelli effettivamente liberi, anche considerando che non vi sono ormai più candidati precari pronti a subentrare, né da graduatoria di merito né da GaE. È emblematico il caso del Piemonte, una delle regioni più grandi d’Italia, dove sebbene le scuole siano alla disperata ricerca di docenti di sostegno, è notizia proprio di oggi, sono stati concessi, sommando tutte le province, appena 200 docenti da specializzare. Tra l’altro tutti da confluire nella stessa università statale: quella di Torino.

Viene da chiedersi come sia possibile che l’amministrazione centrale possa avere individuato appena 200 docenti da specializzare sul sostegno: sommando le otto province piemontesi (Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Verbano Cusio Ossola e Vercelli), quest’anno sono andati a supplenza ben 1.240 cattedre di sostegno (solo a Torino 461). Una situazione non molto diversa è quella della Sardegna, dove su due atenei verranno specializzati appena 240 docenti: però, sempre nell’anno scolastico in corso, sono stati sottoscritti 644 contratti a tempo determinato su posti liberi.

Ora, il Ministero dell’Istruzione ci dirà che la maggior parte di quelle cattedre sono in deroga, ovvero oltre ai posti in organico di diritto. Ma questo non significa nulla, perché la necessità di coprirli con personale specializzato e adeguato a supportare il diritto agli studi degli alunni disabili prescinde dai sofismi tecnici e dalla burocrazia governativo-ministeriale. È un dato di fatto che quest’anno, complessivamente, su scala nazionale, conteggiando tutte le province italiane, i posti andati a supplenza annuale, fino al 30 giugno 2017, sono stati 52.101. Tra l’altro, il numero è destinato a crescere, visto il trend d’iscrizioni degli alunni disabili negli ultimi anni, tenendo conto dei pensionamenti e dei docenti che ogni anno decidono di spostarsi sull’insegnamento della disciplina.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “poiché è limitato il numero di docenti di sostegno specializzati ancora da assumere, viene da chiedersi come si fa a dichiarare la volontà di vincere il precariato e assicurare la continuità didattica agli alunni disabili se poi si va a specializzare meno di un quinto del personale rispetto all’effettivo fabbisogno. Il fatto stesso che quest’anno siano stati affidati tanti posti di sostegno a docenti di ruolo non specializzati (solo a Palermo quasi 450) la dice lunga su quale genere d’intervento occorreva adottare, anziché limitarsi a bandire un numero irrisorio di posti”.

“Il Ministero deve farla finita con le soluzioni-tampone e adottare un piano straordinario di formazione e stabilizzazione per la categoria, superando anche il vincolo percentuale introdotto dall’ex Ministro Maria Chiara Carrozza nella Legge 128/2013: c’è un modo semplice per indirizzare finalmente la questione su binari giusti – sostiene il sindacalista – perché basterebbe ammettere i candidati ex specializzandi che hanno conseguito la specializzazione sul sostegno nei tempi previsti dal bando a partecipare alle prove suppletive del concorso a cattedre 2016. Se non lo fa il Miur, allora lo faccia il Consiglio di Stato che si è già espresso con un decreto monocratico in tal senso: è accaduto nel Lazio e ora si è in attesa che si esprimano i giudici di altre regioni. Per una volta, anche perché ne va di mezzo il bene degli alunni, il Miur anticipi le sentenze”, conclude Pacifico.

 

Pubblico Impiego, le proposte CISAL sui decreti attuativi

La CISAL, convocata questa mattina in audizione sulla “legge Madia”  presso la Commissione Parlamentare per la Semplificazione, ha presentato al Presidente Bruno Tabacci    alcune proposte di emendamento sui decreti attuativi della riforma della Pubblica Amministrazione.

“L’approccio con cui la Confederazione ha elaborato il proprio contributo, spiega Francesco Cavallaro, Segretario Generale della CISAL, punta anzitutto a favorire la piena autonomia dell’Amministrazione dalla Politica, con l’introduzione del binomio potere-responsabilità a tutti i livelli, a garanzia di economicità, trasparenza e legalità dell’azione amministrativa. Riteniamo inoltre indispensabile recuperare nel Pubblico Impiego il primato della contrattazione, anche decentrata, con la conseguente massima delegificazione possibile, e ottenere la modifica quantitativa e qualitativa degli stanziamenti annunciati, da trasformare in veri e propri investimenti espressamente finalizzati a riformare la PA in termini funzionali alla crescita economica e sociale del Paese”.

“Nella configurazione delle nostre proposte, aggiunge Cavallaro, abbiamo tenuto in massima considerazione elementi imprescindibili per una corretta gestione del Pubblico Impiego, quali la molteplicità e l’eterogeneità delle amministrazioni chiamate a recepire e gestire la nuova disciplina, e la necessità di rispettare le differenze funzionali, professionali e operative degli oltre tre milioni di lavoratori coinvolti. Differenze che certo non sono state cancellate dalla riconfigurazione del settore in quattro comparti”.

“A prescindere dal merito del nostro intervento, conclude il Segretario, desta comunque profonde perplessità il fatto che il Governo abbia atteso praticamente la scadenza del termine di due anni previsto dalla legge per esercitare le deleghe attuative della riforma. Ritardo con cui, complice la mancata ottemperanza alla sentenza della Corte Costituzionale ottenuta su ricorso promosso anche dalla FIALP CISAL, è stato illegittimamente prorogato di otto anni il termine naturale previsto per il rinnovo del contratto del Pubblico Impiego”.

Scadenze: 31 Marzo, consegna certificazione dei redditi da parte dei sostituti d’imposta

 

Entro il 31 marzo, i sostituti d’imposta dovranno consegnare a dipendenti o collaboratori la certificazione dei redditi o dei compensi corrisposti durante il 2016.

Per ulteriori informazioni contattaci per una consulenza gratuita e saremo al tuo fianco per ogni chiarimento al numero 0773-417080 oppure inviando una mail a cisallatina.segreteria@gmail.com

ANIEF

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Il sindacato Anief chiede la riapertura delle graduatorie ad esaurimento ai docenti che hanno conseguito l’abilitazione dopo il 2011: si tratta di coloro che hanno frequentato con esito positivo i vari corsi Tfa, Pas, Scienze della formazione primaria, all’estero e altri ancora.

Tuttavia, questo non è previsto dal decreto delegato sul “riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria” (Atto n. 377): per introdurre la collocazione in coda alle GaE di tutti i supplenti abilitati, basterebbe però dare seguito alle richieste emendative alle otto leggi delega presentate dal sindacato durante l’audizione in Senato tenuta la scorsa settimana.

“In caso contrario – dichiara il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico, dal liceo Leonardo da Vinci di Roma, dove oggi ha tenuto un seminario proprio sulle deleghe della L. 107/2015 – il ricorso sistematico al personale precario non potrà che acuirsi. Diventerà, nei prossimi anni, un problema endemico della nostra scuola pubblica, sovvertendo, dunque, quanto prospettato dal Governo Renzi che aveva invece promesso di abbattere il precariato proprio attraverso l’approvazione della riforma della scuola più contestata nella storia della Repubblica italiana”.

“Incrementare i posti a supplenza, oltre che comportare problemi didattici e formativi notevoli, allontana ulteriormente la nostra scuola dall’Unione Europea che ha chiesto in più occasioni, anche attraverso la Corte di Giustizia di Lussemburgo, di provvedere a stabilizzare tutti i precari con titoli che abbiano svolto più di 36 mesi di servizio. È ovvio che se non si aprirà agli abilitati delle graduatorie d’istituto, a partire dalle classi di concorso dove non vi sono più candidati nelle GaE e nemmeno nelle graduatorie di merito, Anief è pronta – conclude il sindacalista – a citare di nuovo lo Stato italiano per inadempienza e a richiedere risarcimenti milionari”.

Anief ricorda, a questo proposito, che i tempi di messa a regime del nuovo modello selettivo dei docenti della scuola pubblica prevedono un’attesa di almeno sei anni. In base allo schema approvato il 14 gennaio scorso dal Consiglio dei Ministri, nelle superiori un precario che insegna nelle nostre scuole, già escluso dal piano straordinario di assunzioni della Legge 107/15, dovrebbe aspettare fino al 2020 per vincere un concorso, frequentare un corso abilitante, abbandonare la supplenza come docente a tempo determinato per riavere la stessa supplenza con stipendio dimezzato, poiché tirocinante. Dopo di che, tornerebbe a fare il docente dopo sei anni con stipendio iniziale (quindi fino 2023) senza scatti di anzianità e, in caso di mancato superamento dell’esame finale, sarebbe pure bocciato. Mentre i vincitori, saranno formalmente stabilizzati solo nel 2024.

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